La sede del Ministero del Commercio cinese a Pechino. Foto: 維基小霸王/Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

La Cina avverte il Regno Unito sui possibili dazi per le auto elettriche

La Cina ha avvertito il Regno Unito che adotterà “contromisure ferme” se Londra introdurrà restrizioni sulle auto elettriche prodotte in Cina. La dichiarazione del Ministero del Commercio è arrivata il 19 ottobre, dopo che il ministro britannico per il commercio Anas Sarwar ha parlato della necessità di lavorare insieme all’Unione Europea davanti alla crescente presenza cinese nel settore automobilistico.

La precisazione più importante è che il Regno Unito non ha ancora applicato un nuovo dazio sulle auto elettriche cinesi. Londra sta discutendo le proprie opzioni con i partner europei; Pechino ha reagito a questa possibilità, non a una tariffa britannica già entrata in vigore. Per importatori e clienti non esiste quindi, al momento, una percentuale britannica aggiuntiva da sommare al prezzo di un’auto.

Il contenuto dell’avvertimento cinese

Il ministero ha risposto alle notizie sulle dichiarazioni di Sarwar e ha definito la collaborazione automobilistica tra Cina e Regno Unito complementare, paritaria e vantaggiosa per entrambe le parti. Ha invitato Londra a rispettare le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, a riflettere prima di agire e a non seguire automaticamente la strada dell’UE.

Pechino ha aggiunto che seguirà da vicino i prossimi passi britannici. Se Londra insisterà nell’adottare misure restrittive contro i veicoli elettrici cinesi, la Cina reagirà per difendere gli interessi legittimi della propria industria. Il comunicato non indica quali prodotti britannici potrebbero essere colpiti, quali marchi sarebbero coinvolti o quale sarebbe il livello di una eventuale misura.

La differenza tra una minaccia e una norma doganale ha conseguenze pratiche. Un comunicato ministeriale può cambiare le aspettative delle aziende e il tono delle trattative, ma non modifica da solo le dichiarazioni d’importazione. Fino alla pubblicazione di un atto valido, gli operatori devono applicare le regole già in vigore.

Perché Londra considera un coordinamento con Bruxelles

L’Unione Europea applica dal 30 ottobre 2024 dazi compensativi su alcune auto elettriche a batteria importate dalla Cina, dopo un’indagine sulle sovvenzioni. Le aliquote sono diverse per azienda: 17% per BYD, 18,8% per Geely, 35,3% per SAIC, 7,8% per Tesla Shanghai, 20,7% per altre società che hanno collaborato e 35,3% per quelle che non hanno collaborato. Il normale dazio doganale del 10% è separato, quindi il totale può arrivare al 45,3% nei casi previsti dal regolamento.

Il Regno Unito non ha introdotto nel 2024 la stessa misura compensativa. Le auto costruite in Cina entrano quindi nel mercato britannico secondo il regime ordinario, con una differenza rispetto alle condizioni applicate nell’UE. La questione riguarda marchi come BYD, MG, Chery, Omoda, Jaecoo e altri costruttori che producono veicoli in Cina.

Il negoziato comprende anche la politica industriale. Nel marzo 2026 la Commissione Europea ha presentato l’Industrial Accelerator Act, una proposta con preferenze per prodotti fabbricati nell’Unione e tecnologie a basse emissioni in alcuni appalti pubblici e programmi di sostegno. Automobili e tecnologie net-zero sono tra i settori indicati. Il testo deve però essere ancora discusso da Parlamento Europeo e Consiglio, quindi non è una legge definitiva né un dazio sulle auto cinesi.

Per le aziende britanniche che lavorano nelle catene europee, le future regole di origine e gli appalti possono avere un peso commerciale. Alcuni governi dell’UE chiedono a Londra un maggiore coordinamento, mentre il Regno Unito mantiene formalmente una politica commerciale autonoma. Il rapporto definitivo tra l’accesso ai programmi industriali europei e i dazi sulle auto cinesi non è stato pubblicato.

Le parole di Sarwar non fissano una tariffa

Sarwar ha dichiarato, secondo le ricostruzioni del vertice economico britannico-tedesco, che Regno Unito e UE dovrebbero agire insieme e in modo coordinato per rispondere al peso della Cina nell’automotive. Ha confermato che le discussioni sui dazi proseguono, ma non ha indicato un’aliquota né una data di applicazione.

La dichiarazione non sostituisce un provvedimento. Londra dovrebbe pubblicare una consultazione, avviare una procedura commerciale oppure firmare un accordo che specifichi prodotti e aliquote. Senza quel passaggio, gli importatori non hanno un nuovo obbligo e i concessionari non possono descrivere il 45,3% europeo come una tassa britannica già applicata.

Il governo deve bilanciare due interessi. Mantenere il regime attuale preserva un’offerta più ampia di auto elettriche cinesi e riduce il rischio di una ritorsione. Avvicinarsi all’UE potrebbe diminuire la differenza commerciale e aiutare le imprese britanniche a ottenere un trattamento più favorevole nelle future regole industriali europee, ma aumenterebbe i costi d’importazione.

L’eventuale effetto sui prezzi

Un dazio aggiuntivo aumenterebbe il costo del veicolo quando entra nel Paese. Il prezzo finale, però, dipenderebbe dalla ripartizione del costo tra produttore, importatore e concessionario. Una parte potrebbe essere assorbita con margini più bassi o con sconti ridotti; una parte potrebbe arrivare al cliente.

La normativa europea mostra quanto contino i dettagli. Aziende diverse pagano aliquote diverse, e un sistema britannico potrebbe usare criteri differenti: origine del veicolo, impresa esportatrice, esito di una nuova indagine o limite quantitativo. Nessuna di queste opzioni è stata confermata da Londra.

Anche i produttori britannici vendono in Cina e dipendono da componenti internazionali. Per questo il possibile rischio di ritorsione pesa sulla decisione. Il ministero cinese non ha però nominato automobili britanniche, aziende o merci specifiche. Attribuire già oggi un rischio a un singolo marchio sarebbe una speculazione.

Per gli automobilisti italiani, l’effetto diretto sarebbe limitato: un’eventuale tariffa britannica non si applicherebbe automaticamente all’Unione Europea. Gli effetti indiretti dipenderebbero da volumi, prezzi e distribuzione decisi dai costruttori per il mercato europeo. Non è possibile concludere che un modello venduto in Italia aumenterà di prezzo sulla base del solo comunicato cinese.

Quali sviluppi verificare

Il prossimo segnale concreto sarebbe una consultazione ufficiale britannica, un’indagine sui sussidi o una modifica del tariffario. Finché non appare uno di questi documenti, la vicenda resta una discussione politica accompagnata da un avvertimento diplomatico.

Andrà seguito anche l’iter dell’Industrial Accelerator Act. La Commissione lo ha presentato come strumento per sostenere la produzione europea e le catene industriali strategiche, ma Parlamento e Consiglio possono ancora modificare il testo. Anche le regole di origine per gli scambi di veicoli elettrici tra Regno Unito e UE hanno una scadenza dopo l’estensione valida fino alla fine del 2026.

La conclusione verificabile è quindi circoscritta: Pechino minaccia contromisure nel caso di restrizioni britanniche, mentre Londra valuta un coordinamento con l’UE. Non esiste ancora né un nuovo dazio britannico né una ritorsione cinese già definita.

Fonti