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Toyota chiede regole più flessibili per la transizione elettrica in Europa

Toyota chiede all’Unione Europea e al Regno Unito di rendere più flessibile la riduzione delle emissioni nel settore automobilistico. La società propone una quota ZEV massima del 50% per le autovetture britanniche nel 2030 e del 40% per i veicoli commerciali leggeri. Chiede inoltre che Regno Unito, Turchia e Giappone siano riconosciuti come partner affidabili in una strategia “Made with Europe”.

La posizione è stata pubblicata il 16 ottobre 2026, mentre l’UE lavora sull’Industrial Accelerator Act e sull’Automotive Package e il governo britannico sta consultando l’industria sul mandato Zero Emission Vehicle. Il documento non annuncia un ritiro dal Regno Unito né la chiusura di uno stabilimento. È una proposta politica legata a investimenti, produzione e velocità della transizione.

Il significato di “Made with Europe”

Toyota sostiene che l’industria europea non coincide con i confini dell’Unione. La produzione dipende da ricerca, fornitori, ingegneria e impianti distribuiti in più Paesi. Per questo il costruttore vuole una definizione che includa partner con rapporti commerciali consolidati e reciprocità, tra cui il Regno Unito, la Turchia e il Giappone.

La proposta passa da “Made in Europe” a “Made with Europe”. Toyota chiede una crescita graduale dei requisiti di contenuto europeo fino al 70% dopo tre anni. Il calcolo dovrebbe includere valore ex-works, ricerca, sviluppo, ingegneria e assemblaggio finale, non solo l’origine dei componenti.

La società considera troppo rischiosa una soglia complessiva dell’85% per le vendite e chiede regole coerenti per appalti pubblici, incentivi e flotte aziendali. In questo modo un veicolo costruito insieme a un partner riconosciuto avrebbe lo stesso trattamento di un modello prodotto interamente nell’UE.

Un periodo più lungo per ridurre la CO₂

Toyota propone una finestra di conformità di cinque anni, dal 2028 al 2032, per compensare le differenze annuali nella domanda. Chiede un obiettivo di riduzione della CO₂ del 90% nel 2035 e flessibilità per combustibili rinnovabili e acciaio a minore intensità di emissioni.

Per i veicoli commerciali leggeri, Toyota propone una riduzione del 35% entro il 2030 e dell’80% entro il 2035, con una media calcolata su cinque anni. Il costruttore sottolinea che autonomia, carico utile e disponibilità hanno un peso maggiore nei veicoli da lavoro. Chiede inoltre di riconoscere come a emissioni zero i veicoli che utilizzano esclusivamente combustibili rinnovabili ammessi.

Toyota vuole anche un’esclusione temporanea dei veicoli a celle a combustibile da alcuni requisiti di localizzazione, finché il mercato e la catena di fornitura europea non saranno più sviluppati. La strategia dell’azienda comprende quindi batterie, ibride plug-in, celle a combustibile e combustibili rinnovabili.

La revisione britannica è già iniziata

Il governo del Regno Unito ha avviato ad agosto 2026 una consultazione sul mandato ZEV. L’obiettivo resta fermare la vendita di nuove auto a benzina e diesel nel 2030 e arrivare a nuove auto e furgoni a emissioni zero nel 2035. Il governo afferma che più di una nuova auto su quattro è ormai elettrica e che le vendite di EV sono aumentate del 45% rispetto all’anno precedente nei dati di luglio.

Toyota propone un massimo del 50% per le auto e del 40% per i veicoli commerciali leggeri nel 2030, con flessibilità fino al 2035. Chiede anche un avvicinamento alle regole europee e la conclusione della revisione nel 2027. Questi valori sono proposte dell’azienda, non norme già approvate.

Fabbriche e investimenti nel Regno Unito

Toyota Motor Europe dichiara di avere otto stabilimenti in Europa e di utilizzare altri cinque impianti attraverso partner. Nel 2025 avrebbe prodotto 877.000 autovetture e veicoli commerciali leggeri nella regione e impiegherebbe circa 25.000 persone direttamente. Gli investimenti europei dal 1990 supererebbero 12 miliardi di euro, secondo Toyota.

Lo stabilimento di Deeside, nel Galles del Nord, produce motori ibridi e benzina da 1,8 litri per Corolla e Toyota C-HR. Toyota afferma che dal 1992 ha prodotto oltre sei milioni di motori. Nell’ottobre 2026 ha annunciato l’avvio della produzione carbon neutral: un digestore anaerobico trasforma rifiuti locali in biometano ed elettricità, con un risparmio stimato di quasi 3.000 tonnellate di CO₂ all’anno.

Il collegamento con gli investimenti è quindi concreto. Le quote di vendita influenzano impianti, fornitori, programmi di ricerca e tipo di tecnologia sviluppata. Toyota sostiene la decarbonizzazione, ma preferisce un percorso a più tecnologie invece di un unico sistema obbligatorio.

Cosa cambia per gli automobilisti

La proposta non modifica subito prezzi o disponibilità dei modelli in Italia. Potrebbe però influenzare la velocità con cui i costruttori aggiornano le gamme e i criteri con cui i governi assegnano gli incentivi. Un quadro neutrale potrebbe mantenere più a lungo ibride e plug-in, ma non garantisce lo stesso sostegno per ogni tecnologia.

L’UE e il Regno Unito non hanno ancora adottato le richieste Toyota. I processi sono aperti. Perciò un titolo che annuncia il ritiro di Toyota dal Regno Unito va letto con prudenza: il comunicato ufficiale è una posizione negoziale e un avvertimento sugli investimenti, non un annuncio di uscita.

Fonti