Volkswagen valuta un potenziale di esportazione di 200.000–300.000 automobili costruite in Cina entro il 2030, mentre prepara un ulteriore ridimensionamento della capacità produttiva nel Paese. A indicare queste direttrici è stato Arno Antlitz, direttore finanziario del gruppo, durante la conferenza del 29 ottobre 2026 sui risultati dei primi nove mesi.

Le esportazioni dovrebbero aggiungere volumi a quelli previsti sul mercato interno, per il quale la dirigenza ha rivisto al ribasso le proprie ipotesi. Le dichiarazioni non annunciano però l'uscita da una specifica joint venture cinese. Interpellato sul futuro numero di partner e società, Antlitz ha spiegato che è troppo presto per dare una risposta.

Da una previsione di mercato alle dimensioni degli impianti

Nello scenario illustrato dal direttore finanziario, il mercato automobilistico cinese rilevante per la pianificazione del gruppo si collocherebbe fra 19 e 21 milioni di unità nel 2030. Una quota Volkswagen di circa l'11% corrisponderebbe a 2,1–2,3 milioni di veicoli. Si tratta del volume domestico risultante dalle ipotesi, non di una perdita di vendite già registrata per quell'ammontare.

Antlitz ha richiamato stime precedenti più elevate per spiegare la necessità di adeguare la struttura industriale. La capacità di uno stabilimento indica quanto potrebbe produrre, mentre le vendite dipendono dalla domanda e dalla quota effettivamente conquistata. Una base di pianificazione più bassa cambia quindi il fabbisogno di impianti anche prima di stabilire la destinazione di ciascun modello.

Il manager ha discusso l'eliminazione di circa altre 500.000 unità di capacità produttiva annua. La cifra non indica posti di lavoro da tagliare e non rappresenta ordini cancellati. Le risposte fornite nella conferenza non contengono una ripartizione completa per fabbrica né un calendario che attribuisca l'intero intervento a singoli siti.

Il potenziale di 200.000–300.000 esportazioni entro il 2030 è un elemento aggiuntivo del piano. Antlitz ha detto che Volkswagen cerca altre opportunità, ma non ha presentato quel volume come un insieme di contratti già firmati. Non si può pertanto considerarlo né un risultato commerciale acquisito né la garanzia di poter mantenere tutta la capacità attuale.

I mercati già serviti e quelli previsti

La geografia commerciale emerge dal comunicato di Volkswagen Group China pubblicato il 29 ottobre, dopo la presentazione tecnologica tenuta a Hefei il giorno precedente. Secondo la società, le esportazioni di veicoli Volkswagen e JETTA realizzate con le joint venture erano già iniziate verso Medio Oriente, Uzbekistan, Kazakistan e Africa subsahariana.

Lo stesso documento prevedeva l'ampliamento a Messico, Egitto e Vietnam entro la fine del 2026. È la scadenza comunicata in quella data: il testo non dimostra da solo che tutte le consegne verso queste tre destinazioni siano già avvenute. Altri mercati dell'ASEAN, dell'America meridionale e dell'Africa rientrano nei programmi per gli anni successivi.

Nella conferenza finanziaria Antlitz ha citato Brasile, Sudafrica e Messico tra gli esempi pertinenti alle esportazioni. Ha anche ricordato che ogni opportunità dipende dalle condizioni del singolo Paese e dagli adattamenti richiesti alle automobili. La necessità di versioni con guida a destra, dove prevista, può rendere meno immediato il trasferimento di un prodotto progettato in un'altra configurazione.

Questi riferimenti geografici non equivalgono quindi al lancio di una gamma completa. Nelle dichiarazioni non compare una distribuzione pubblica del potenziale di esportazione per modello e mercato. Restano distinti il volume complessivo ipotizzato dalla direzione e l'annuncio commerciale necessario per mettere in vendita un determinato veicolo.

Dalla Cina possono arrivare anche piattaforme e architetture

A Hefei Volkswagen ha descritto una seconda modalità di espansione: impiegare fuori dalla Cina tecnologie sviluppate localmente. La CMP, Compact Main Platform, e la CEA, China Electronic Architecture, vengono indicate come basi della prossima generazione di prodotti per mercati del Sud globale.

L'America meridionale è la prima regione prevista per la localizzazione di queste tecnologie nel proprio portafoglio prima della fine del decennio. Il Sudafrica figura tra gli ulteriori mercati considerati. L'adozione locale di una piattaforma non coincide con l'importazione di un'automobile finita: non stabilisce automaticamente che ogni prodotto che la utilizzerà debba essere assemblato in Cina.

La formula scelta dal gruppo, “In China, Beyond China”, amplia la precedente “In China, for China”. Il programma riguarda dunque sia veicoli completi sia soluzioni ingegneristiche. Il comunicato non accompagna questa strategia con prezzi europei, un calendario italiano di commercializzazione o l'impegno a vendere ogni modello cinese in tutti i mercati esteri.

Anche sul piano dei volumi, il trasferimento tecnologico va tenuto separato dalle esportazioni di automobili. Un veicolo costruito localmente in America meridionale con un'architettura sviluppata in Cina segue un percorso industriale diverso da un'unità spedita completa da uno stabilimento cinese. Il comunicato non pubblica un totale unico che sommi queste attività.

Le perdite delle partecipazioni e le svalutazioni delle controllate

I risultati ufficiali dei primi nove mesi del 2026 riportano un risultato operativo proporzionale negativo per 113 milioni di euro delle società cinesi contabilizzate con il metodo del patrimonio netto. Nel periodo comparabile era positivo per 744 milioni. Il dato riguarda quel perimetro di partecipazioni e non l'intero risultato operativo mondiale di Volkswagen.

Separatamente, il gruppo segnala circa un miliardo di euro di svalutazioni senza effetto immediato sulla cassa presso controllate cinesi consolidate integralmente. Sono categorie contabili diverse: quelle svalutazioni non devono essere presentate come la medesima perdita delle joint venture.

Antlitz ha avvertito che il risultato operativo proporzionale delle joint venture cinesi per l'intero anno potrebbe diventare negativo. Restano da chiarire la distribuzione degli ulteriori tagli di capacità e l'eventuale nuova struttura dei partenariati. L'uscita da una specifica società richiederebbe un annuncio ulteriore rispetto alle valutazioni finora espresse.

Foto d’archivio di un edificio Volkswagen Group China; non mostra una fabbrica annunciata in chiusura. © Volkswagen AG, DB2024AL00229. Uso editoriale gratuito secondo le condizioni Volkswagen Newsroom.

Fonti