Il mercato auto della Cina ha registrato ad agosto 2026 l’undicesimo mese consecutivo di calo, mentre le esportazioni hanno raggiunto un livello record. I costruttori cercano così di compensare la domanda interna debole con consegne maggiori all’estero, un cambiamento che intensificherà la pressione competitiva anche in Europa.

I dati pubblicati dalla China Passenger Car Association (CPCA) mostrano che in Cina sono state vendute al dettaglio circa 1,54 milioni di autovetture ad agosto. Il volume è sceso del 23,6% rispetto allo stesso mese del 2025, sebbene sia cresciuto del 5,5% rispetto a luglio 2026.

In senso opposto, le esportazioni di autovetture prodotte in Cina sono arrivate a circa 888.000 unità, il 77,8% in più rispetto ad agosto 2025. Rispetto al mese precedente, le esportazioni sono scese del 4,2%, ma hanno rappresentato il 38% delle consegne totali dei costruttori.

Il mercato interno scende, ma l’elettrificazione tocca un nuovo record

Nemmeno le automobili elettrificate sono state risparmiate dalla contrazione generale. Le vendite al dettaglio di veicoli a nuova energia, la categoria denominata NEV in Cina che include elettriche, ibride plug-in e automobili a celle a combustibile, hanno totalizzato 1,005 milioni di unità.

Il risultato è inferiore del 10,1% a quello di agosto 2025, ma superiore del 5,7% al livello di luglio. Poiché le automobili convenzionali sono scese ancora di più, la quota NEV è salita a un record del 65,2% del mercato delle autovetture. Le cifre sono presentate nell’analisi mensile CPCA, sintetizzata anche da CnEVPost.

Da questi volumi risulta che sono state vendute circa 536.000 autovetture con motori termici senza ricarica esterna. Rispetto ad agosto 2025, il segmento ha perso circa il 40%. Il declino del mercato cinese non significa quindi un ritorno dall’elettrificazione; al contrario, i modelli puramente elettrici sono stati l’unica categoria maggiore a registrare ancora una lieve crescita annuale.

Le esportazioni diventano la valvola dell’industria auto cinese

La differenza tra mercato interno ed esportazioni spiega la strategia sempre più visibile dei costruttori cinesi. Le fabbriche hanno grandi capacità, la concorrenza locale è dura e i tagli di prezzo non possono più sostenere da soli i volumi. I costruttori cercano clienti in Europa, nel Sud-est asiatico, in America Latina, in Medio Oriente e in Africa.

Le esportazioni di veicoli NEV sono cresciute di circa il 155% rispetto ad agosto 2025, fino a circa 557.000 unità, secondo dati CPCA citati da ChinaEVHome. Hanno rappresentato quasi due terzi delle esportazioni di autovetture della Cina.

BYD e Geely hanno stabilito nuovi record mensili all’export, e i costruttori stranieri che producono in Cina usano la stessa direzione. Lo stabilimento Tesla di Shanghai ha esportato 36.119 automobili ad agosto, il 38,7% in più rispetto a un anno prima. Nello stesso tempo, Tesla ha venduto 50.047 auto sul mercato cinese, il 12,4% in meno rispetto ad agosto 2025.

Il segretario generale della CPCA, Cui Dongshu, stima che le esportazioni auto totali della Cina potrebbero arrivare a 12 milioni di veicoli nel 2026. La stima include più delle autovetture della statistica mensile al dettaglio e va trattata come previsione, non come risultato già realizzato.

Perché sono scese le vendite in Cina

La contrazione ha diverse cause che si sovrappongono. Gli incentivi per la sostituzione delle auto sono stati ridotti, e l’incertezza economica e i problemi persistenti del settore immobiliare hanno colpito la fiducia degli acquirenti. Una parte dei clienti rinvia l’acquisto in attesa di nuovi sconti, alimentati dalla guerra dei prezzi tra le decine di marchi attivi sul mercato.

Il confronto annuale è anche difficile: nel 2025 i programmi di sostegno hanno spinto la domanda a livelli elevati. La CPCA si aspetta che la stagione commerciale di settembre e ottobre, insieme al programma di sostituzione delle auto, riduca il ritmo del calo. Non c’è però, per ora, la prova di una ripresa duratura.

La situazione non va interpretata come un crollo della capacità dell’industria cinese. Le vendite interne sono più basse, ma la produzione disponibile è reindirizzata verso l’export, e i marchi locali ampliano fabbriche, reti commerciali e partnership di assemblaggio all’estero.

Cosa significa per l’Europa e la Romania

Per il mercato europeo, l’ondata di esportazioni può portare più modelli, prezzi competitivi e una pressione maggiore sui marchi tradizionali. L’effetto non si vedrà in modo uniforme: l’Unione europea applica dazi compensativi aggiuntivi a certe automobili elettriche prodotte in Cina, e i costruttori rispondono con stabilimenti europei, partnership locali e un’offerta maggiore di ibride plug-in.

La Romania è un mercato piccolo rispetto ai volumi della Cina, ma fa parte di questa espansione. BYD, MG, Geely, Leapmotor, Omoda e Jaecoo sono già presenti o stanno sviluppando le reti locali. La crescita delle esportazioni non garantisce automaticamente prezzi più bassi nei saloni rumeni: i costi logistici, i dazi europei, il cambio, l’omologazione e la dimensione della rete di assistenza restano decisivi.

Per l’acquirente, il numero maggiore di opzioni è un vantaggio solo se l’offerta è analizzata per intero. Il prezzo va confrontato insieme alla garanzia, alla disponibilità dei pezzi, al valore residuo, alla velocità di ricarica e all’accesso all’assistenza. Uno sconto grande all’acquisto può essere annullato da un deprezzamento più rapido o da una rete post-vendita insufficiente.

Il messaggio delle cifre di agosto è chiaro: la domanda interna debole non ferma l’industria auto cinese, ma la spinge con più decisione verso i mercati esteri. Per i costruttori europei, la concorrenza non arriva più solo dalle importazioni, ma anche da future fabbriche e alleanze sviluppate proprio in Europa.

Foto: Nissan