Renault vuole che lo sviluppo di un'auto nuova in circa due anni diventi la regola, non l'eccezione. Il gruppo francese cerca così di avvicinarsi ai ritmi dei costruttori cinesi, che lanciano modelli e aggiornamenti in tempi molto più brevi rispetto ai produttori europei tradizionali.
La strategia si basa sul Ampere China Development Center (ACDC) di Shanghai, sulla collaborazione con i fornitori locali e sulla semplificazione dei processi interni in Europa. Renault non sposta tutta l'ingegneria in Cina, ma usa quell'ecosistema per componenti e fasi in cui velocità e costo sono decisivi.
Da quattro o cinque anni a circa due anni
Lo sviluppo di una generazione automobilistica poteva durare di solito tra 48 e 60 mesi. Per i progetti nuovi Renault si propone di portare il ciclo standard a circa 24 mesi e di ridurre l'investimento iniziale necessario per un modello fino al 40% rispetto alle generazioni precedenti.
Questo obiettivo fa parte del piano industriale futuREady. Nei documenti del 2026, Renault Group afferma di voler recuperare il distacco dai costruttori cinesi in tre ambiti: innovazione, costo e velocità di esecuzione.
Ridurre la durata non significa solo progettare più in fretta. Il costruttore cerca di decidere con meno livelli di approvazione, usare più componenti già validati e cooperare dalle fasi iniziali con fornitori in grado di consegnare sistemi completi.
Il centro di Shanghai collega Renault ai fornitori cinesi
L'ACDC è stato istituito nel 2024 per inserire i team Renault e Ampere direttamente nell'ecosistema cinese dei veicoli elettrici. Il centro ha il compito di identificare tecnologie, selezionare partner e coordinare progetti che saranno commercializzati anche fuori dalla Cina.
Renault descrive il centro di Shanghai come un collegamento tra l'ingegneria propria e i fornitori locali di batterie, motori elettrici, elettronica e software. La proprietà intellettuale considerata strategica e le decisioni sul prodotto restano però sotto il controllo del gruppo francese.
Un esempio è l'introduzione delle batterie con chimica LFP nella gamma Ampere. L'azienda afferma che l'integrazione della nuova tecnologia, accanto alle batterie NMC esistenti, è stata realizzata in circa 18 mesi. La chimica LFP consente di ridurre i costi ed evita l'uso di nichel e cobalto, anche se la densità energetica è in genere inferiore.
La nuova Twingo è il progetto di riferimento
La Renault Twingo E-Tech electric è il principale esempio del nuovo metodo di lavoro. L'auto è stata sviluppata in meno di due anni, con l'obiettivo di un prezzo europeo sotto i 20.000 euro prima di eventuali incentivi.
La Twingo è prodotta a Novo Mesto, in Slovenia, ma parte dello sviluppo e diversi componenti provengono dall'ecosistema cinese. Questa ripartizione mostra la differenza tra il luogo in cui un componente è progettato o fabbricato e il Paese in cui viene assemblata l'auto finita.
Secondo le informazioni pubblicate da Automotive News Europe, il centro di Shanghai è usato anche per altri progetti destinati ai mercati internazionali. Il South China Morning Post ha riferito che il team ACDC conta circa 200 persone e che Renault è riuscita a portare un progetto Dacia fino alla forma di produzione in 16 mesi, l'intervallo più breve nella storia del gruppo.
Cosa guadagna e cosa rischia Renault
I vantaggi sono facili da quantificare: modelli lanciati prima, investimenti iniziali più bassi e accesso a componenti elettrici già disponibili su larga scala. Per i clienti europei il risultato potrebbe essere un'offerta più ampia e prezzi più vicini a quelli dei marchi cinesi.
La strategia porta però anche rischi. Renault deve mantenere il controllo su software, dati e tecnologie che differenziano il marchio, rispettare le norme europee di sicurezza e protezione dei dati ed evitare una dipendenza eccessiva da pochi fornitori o da una sola regione.
La velocità di sviluppo non elimina le fasi di validazione e omologazione richieste nell'Unione europea. Un'auto concepita in 24 mesi deve soddisfare gli stessi standard di sicurezza e durabilità di un progetto realizzato in un ciclo più lungo. La differenza reale sarà data dal modo in cui Renault riorganizza i processi, non dalla rinuncia ai test.
Per Dacia e Renault, due marchi sensibili al prezzo sul mercato rumeno, questo cambiamento può contare in modo diretto. Un accesso più rapido a batterie LFP, motori e sistemi elettronici a basso costo può rendere possibile il lancio di elettriche più accessibili, anche se la produzione finale resta in Europa.
Fonti: Automotive News Europe, Renault Group e Ampere.



