Un progetto di legge discusso negli Stati Uniti, pensato per limitare le tecnologie automobilistiche legate alla Cina, potrebbe avere conseguenze anche per Mercedes-Benz. Il testo introduce una soglia del 15% per la partecipazione o il controllo esercitato da entità di Paesi considerati avversari. Geely e Beijing Automotive possiedono insieme quasi il 20% del costruttore tedesco, secondo le informazioni riportate nel dibattito sul provvedimento.

Il caso è particolare perché Mercedes-Benz è un’azienda tedesca con una presenza produttiva consolidata negli Stati Uniti. Il gruppo costruisce SUV in Alabama e gestisce uno stabilimento per i veicoli commerciali in Carolina del Sud. L’obiettivo dichiarato è limitare i rischi legati ai dati e alle tecnologie delle auto connesse di origine cinese, ma il criterio sulle partecipazioni potrebbe includere un marchio non cinese.

Il contenuto della proposta

La versione esaminata dal Senato e pubblicata dal Government Publishing Office si chiama Connected Vehicle Security Act of 2026. Il progetto vieterebbe, dal 1° gennaio 2027, l’importazione, la produzione, la vendita, la rivendita o l’ingresso nel commercio interstatale statunitense di determinati veicoli connessi. Il software coperto avrebbe la stessa scadenza, mentre per l’hardware dei sistemi di connettività viene indicato il 1° gennaio 2030.

I Paesi interessati sono Cina, Russia, Iran e Corea del Nord. La definizione di veicolo connesso è ampia: riguarda un mezzo progettato principalmente per le strade pubbliche che integra hardware e software capaci di comunicare tramite rete cellulare, satellite, Wi-Fi, comunicazioni a corto raggio o altre connessioni wireless. Non si tratta quindi soltanto di auto elettriche, modelli autonomi o marchi cinesi.

Il testo considera anche il controllo dell’azienda. Un costruttore potrebbe rientrare nel provvedimento se più del 15% del capitale, dei diritti di voto, della rappresentanza nel consiglio o di altri indicatori di controllo fosse detenuto, direttamente o indirettamente, da un’entità organizzata o con sede principale in un Paese incluso nella lista. La norma andrebbe quindi oltre il semplice divieto di importare automobili prodotte in Cina.

Perché Mercedes-Benz è diventata il caso più evidente

Motor1 riferisce che Geely e Beijing Automotive detengono insieme quasi il 20% di Mercedes-Benz. Il costruttore ha inoltre una presenza industriale significativa negli Stati Uniti: l’impianto dell’Alabama produce SUV per diversi mercati, mentre quello della Carolina del Sud è dedicato ai van. Una regola basata soltanto sul Paese di produzione non basterebbe per colpire Mercedes; la soglia proprietaria potrebbe invece farlo.

Una partecipazione finanziaria non equivale automaticamente al controllo operativo. L’amministratore delegato Ola Källenius ha sostenuto che le quote cinesi sono passive e finanziarie. Secondo la posizione espressa dal manager, gli investitori non agiscono insieme a Pechino e non sono rappresentati nel consiglio di amministrazione. È la posizione di Mercedes-Benz, non una decisione giuridica definitiva sul testo.

La discussione ha anche un lato industriale. Il senatore Ted Cruz ha accusato General Motors di fare pressione per il limite con l’obiettivo di allontanare un concorrente dal mercato americano. L’accusa non è stata verificata in modo indipendente. Il suo ingresso nel dibattito mostra comunque che una proposta motivata dalla sicurezza dei dati viene valutata anche attraverso la concorrenza tra gruppi automobilistici.

L’aumento della soglia e le possibili deroghe

Mercedes-Benz chiede di portare il limite dal 15% al 25%. Se il resto della proposta rimanesse uguale, la modifica permetterebbe al gruppo di mantenere l’attuale struttura azionaria sulla base delle partecipazioni riportate.

Il senatore Bernie Moreno, tra i principali sostenitori del provvedimento, ha valutato anche deroghe specifiche. Queste potrebbero consentire a Mercedes-Benz di continuare a operare mentre le autorità esaminano la struttura proprietaria e la conformità. Il disegno di legge prevede autorizzazioni quando il Dipartimento del Commercio stabilisce, attraverso una valutazione scritta, che l’operazione non crea un rischio eccessivo di sottrazione dei dati, manipolazione a distanza dei veicoli, danni alle infrastrutture critiche o altre minacce alla sicurezza nazionale.

Rand Paul ha segnalato un problema diverso: una soglia del 15% potrebbe coinvolgere Mercedes-Benz, Aston Martin e Lotus, anche se nessuno dei tre marchi è cinese. Una deroga può risolvere il singolo caso, ma trasferisce una parte importante della decisione dalle Camere alle autorità amministrative.

Secondo Motor1, il voto definitivo è stato spostato a novembre, dopo la pausa del Senato. Se il testo passasse nella forma attuale, Mercedes-Benz avrebbe tempo fino al 2030 per adeguare la struttura della proprietà. La scadenza dipende però dal testo finale e dall’approvazione dell’intero Congresso.

Software, hardware e la regola già in vigore

La proposta distingue il software dall’hardware. L’integrazione del software coperto in un veicolo connesso sarebbe vietata dal 2027, mentre l’hardware dei sistemi di connettività rientrerebbe nel divieto dal 2030. Il testo considera anche l’elusione tramite cambio di nome, marchio, struttura societaria o modifica del prodotto.

Nel frattempo il Dipartimento del Commercio applica già una regola sulle catene di fornitura dei veicoli connessi. Il Bureau of Industry and Security ritiene che determinati hardware e software con legami sufficienti con Cina o Russia possano esporre dati personali, infrastrutture critiche e funzioni di controllo remoto. Le limitazioni software riguardano i veicoli dell’anno modello 2027, quelle hardware l’anno modello 2030, con dichiarazioni di conformità, autorizzazioni e pareri consultivi.

Il progetto del Senato aggiungerebbe un test esplicito su proprietà e controllo del costruttore e includerebbe Iran e Corea del Nord. La regola amministrativa si concentra invece soprattutto sull’origine delle tecnologie e sui loro fornitori.

Cosa cambia per gli automobilisti americani

La proposta non vieta oggi Mercedes-Benz negli Stati Uniti. Il voto non è concluso, la soglia del 15% può cambiare e non sono definitivi né il sistema delle deroghe né il termine del 2030. Anche dopo l’approvazione, gli effetti dipenderebbero dalle definizioni definitive e dai regolamenti applicativi del Dipartimento del Commercio.

Per i clienti, l’impatto riguarderebbe soprattutto i veicoli importati o venduti in futuro e le tecnologie installate su quei veicoli. Il testo non trasformerebbe automaticamente in illegali tutte le Mercedes-Benz già circolanti. La proposta riguarda il commercio futuro, il software e l’hardware coperti dalle definizioni e i produttori che superano le soglie indicate.

I fatti confermati sono l’esistenza del progetto, la soglia proposta del 15%, le partecipazioni cinesi riportate per Mercedes-Benz e il rinvio del voto. Un divieto per il costruttore tedesco non è stato approvato e la forma finale della legge non è ancora nota.

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