Il 28% dei proprietari di auto elettriche intervistati da HERE Technologies e SBD Automotive valuta un’ibrida come prossimo veicolo, contro il 23% rilevato nel 2025. La categoria comprende ibride tradizionali, plug-in e veicoli elettrici con autonomia estesa. Non descrive quindi soltanto potenziali clienti di PHEV, né persone che hanno già sostituito la propria elettrica.

Il rapporto sulle percezioni 2026 presenta anche un altro dato: il 76% degli attuali proprietari di elettriche dichiara che probabilmente acquisterà o prenderà in leasing un’altra auto a batteria. Sono indicazioni sulle intenzioni, da non leggere come quote complementari di una scelta esclusiva. Il documento non verifica vendite successive o cambi di propulsione già effettuati dai partecipanti.

L’esperienza quotidiana e il viaggio meno frequente

Per il 68% degli utenti elettrici intervistati, la ricarica si è rivelata migliore del previsto. Il 67% esprime la stessa valutazione sull’autonomia. Tuttavia, il 54% riferisce di aver evitato almeno un viaggio per il timore di non trovare un caricatore. Quest’ultimo dato riguarda persone che dichiarano un’esperienza, non la percentuale di tutti i viaggi cancellati.

L’analisi di HERE distingue la routine familiare dall’incertezza sulle percorrenze meno abituali. Ricaricare normalmente a casa può risultare comodo, mentre una destinazione servita da una rete pubblica poco conosciuta può ancora generare dubbi. Questa interpretazione non dimostra che ogni intenzione di passare a un’ibrida sia causata dalla stessa difficoltà.

Il rapporto considera inoltre i guasti. Un proprietario di elettrica su cinque dichiara di aver incontrato una volta un caricatore pubblico rotto che gli ha impedito di ricaricare; il 39% dice che è successo occasionalmente o più spesso. Non sono misure della quota di colonnine guaste, né un controllo tecnico sull’operatività dei singoli gestori.

Cosa significa davvero scegliere un’ibrida

Nel linguaggio del rapporto, EV indica esclusivamente un veicolo elettrico a batteria. Le ibride restano fuori da questa definizione anche quando usano un motore elettrico. È una distinzione necessaria per capire cosa misurano sia l’interesse degli attuali utenti sia il loro eventuale ritorno a una propulsione con motore termico.

Le spiegazioni del Dipartimento dell’Energia statunitense chiariscono la differenza tra HEV e PHEV. Un’ibrida tradizionale recupera energia in frenata e utilizza il motore termico, senza collegarsi a una fonte esterna per la ricarica. Una plug-in dispone invece di una batteria ricaricabile dalla rete, oltre al motore a combustione.

Per sfruttare al meglio i benefici elettrici di una PHEV occorre ricaricarla regolarmente. Il consumo di carburante dipende dalla distanza percorsa fra le ricariche. Una plug-in può dunque offrire una modalità alternativa per proseguire il viaggio, ma non rende irrilevante l’accesso alla presa per chi vuole usare soprattutto l’elettricità.

Il dato aggregato del 28% include anche i veicoli con autonomia estesa. Il rapporto non fornisce una suddivisione di quella quota che consenta di attribuirla interamente alle sole plug-in. Non permette neppure di calcolare quanti chilometri queste eventuali future auto percorrerebbero usando carburante invece di energia elettrica.

Un sondaggio in otto mercati

SBD ha condotto l’indagine online nei mesi di giugno e luglio 2026. Hanno risposto 4.058 persone: 850 proprietari di elettriche e 3.208 proprietari di altri veicoli. I mercati sono Stati Uniti, Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito, India e Australia. Gli intervistati dovevano aver acquistato un’auto dal 2017 in poi, esserne il conducente principale e decidere il prossimo acquisto.

L’Australia è stata aggiunta nel 2026. L’aumento annuale da 23% a 28% equivale a cinque punti percentuali, ma il confronto va letto insieme al cambiamento della copertura geografica. Non documenta gli stessi individui mentre cambiano preferenza. La presenza dell’Italia nel campione non trasforma inoltre il risultato complessivo in una percentuale specificamente italiana.

La Romania compare nella diversa analisi dell’infrastruttura, che copre 30 Paesi europei, ma non nel sondaggio di opinione. Dati sulle reti e risposte degli automobilisti appartengono quindi a componenti distinte della ricerca. La loro unione aiuta a interpretare i mercati senza autorizzare l’estensione automatica delle percentuali a ogni Paese.

Prezzi percepiti e disponibilità della rete

Fra tutti gli intervistati, il miglior rapporto qualità-prezzo è indicato come motivazione per acquistare o prendere in leasing un’elettrica dal 36%. Seguono i minori costi d’uso al 34% e i benefici ambientali al 33%. Sono motivazioni dichiarate, non un calcolo che dimostri la convenienza economica di ogni elettrica in qualsiasi situazione.

La disponibilità limitata di stazioni rimane un ostacolo per il 40% dell’intero campione, in calo di sette punti percentuali sul 2025. L’autonomia è citata dal 37%, sei punti in meno. Qui il denominatore comprende anche chi non possiede un’elettrica, diversamente dai dati sulle esperienze dei soli utenti EV.

L’indice di maturità assegna fino a 25 punti ciascuno a disponibilità dei caricatori rispetto alla rete stradale, potenza media, quota di elettriche nel parco e caricatori per auto elettrica. Il massimo è 100. È un confronto fra condizioni di mercato, non la garanzia che una colonnina sia libera e funzionante quando arriva il conducente.

Foto: Renault Megane E-Tech electric, immagine ufficiale Renault per la stampa, usata a scopo illustrativo. Non mostra partecipanti al sondaggio e non attribuisce al modello risultati specifici.

Fonti